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Litighiamo sempre per le stesse cose: cosa c’è davvero dietro il conflitto

13 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

“Litighiamo sempre per le stesse cose.”

È una frase che molte coppie portano in terapia. I piatti nel lavandino, il disordine, i soldi, i figli, il tempo passato insieme o separati, il telefono, il sesso.

Gli argomenti cambiano, ma la sensazione è sempre la stessa: “Siamo di nuovo qui.”


Eppure, in una prospettiva sistemico-relazionale, possiamo provare a guardare il conflitto da un’altra angolazione.

E se non stessimo davvero litigando per i piatti?


Pensiamo a una coppia in cui uno dei due dice: “Devo sempre fare tutto io”, mentre l’altro risponde: “Non è vero, non posso stare dietro a ogni cosa”.

Apparentemente stanno discutendo delle faccende domestiche. Ma forse, per uno, quei piatti significano: “Non ti accorgi di me, non riconosci quello che faccio”.

Per l’altro, invece, possono significare: “Qualunque cosa faccia, non è mai abbastanza”.

A quel punto il litigio non riguarda più il lavandino. Riguarda il modo in cui ciascuno si sente dentro quella relazione.


Nella coppia, infatti, spesso si crea una sequenza che si ripete: uno protesta, l’altro si difende; uno insiste, l’altro si allontana; più uno cerca di essere ascoltato, più l’altro sente il bisogno di chiudersi.

E più si chiude, più il primo insiste.

È una vera e propria danza relazionale, che può ripetersi anche quando cambia l’argomento della discussione.


Dentro questa danza entrano anche le storie personali: il modo in cui abbiamo imparato a chiedere amore, attenzione, spazio, riconoscimento. Un silenzio può essere vissuto come disinteresse, una richiesta come una critica, il bisogno di stare soli come un rifiuto.


Per questo, quando una coppia dice “litighiamo sempre per le stesse cose”, può essere utile spostare la domanda.

Non solo: “Per cosa litigate?”

Ma: “Che cosa succede tra voi quando iniziate a litigare?”

E ancora: “Che cosa state cercando di ottenere l’uno dall’altra attraverso quel litigio?”

Perché dietro un “non fai mai niente” può esserci un “ho bisogno di sentirmi sostenuto”.

Dietro un “non mi lasci mai spazio” può esserci un “ho bisogno di sentirmi libero senza perdere il nostro legame”.


Il lavoro terapeutico non consiste quindi semplicemente nel decidere chi ha ragione, ma nel rendere visibile il copione relazionale che la coppia ha costruito e che, spesso inconsapevolmente, continua a ripetere.

Perché il conflitto non è necessariamente il problema.

A volte è il modo che la coppia ha trovato per comunicare un bisogno che non riesce ancora a esprimere in un altro modo.

E allora forse la domanda non è più:

“Come facciamo a non litigare per i piatti?”

Ma:

“Che cosa stanno cercando di dirci, quei piatti, sulla nostra relazione?”

 
 
 

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​Studio di Psicologia Pasetti

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